Poniamo il caso che stiamo per sposarci e abbiamo la possibilità di costruire la casa dei nostri sogni, oppure, semplicemente, stiamo lasciando il nido per andare a vivere da soli (magari in un’altra città) e ci si offre l’opportunità di arredare un appartamento secondo il nostro gusto.

A cosa pensiamo? Alla disposizione degli spazi, ai mobili, ai colori, agli accessori, magari a qualche quadro o stampa e ci prefiguriamo la nostra casa come bella e accogliente, aderente al nostro gusto, ma anche come il luogo per eccellenza in cui ci sentiremo al sicuro e protetti. Nella nostra testa è lì che, probabilmente, vivremo a lungo, magari per tutta la vita, abbracciandoci in tutte le fasi della nostra vita.

 

Non è scontato che, giovani e in salute quali siamo, prestiamo attenzione a quei piccoli particolari, quali ad esempio un piccolo gradino o una scalinata, uno spazio troppo stretto, un pensile troppo alto, che un domani potrebbero diventare ostacoli e trappole per la nostra libertà di movimento o per quella delle persone che amiamo.

Un’abitazione dovrebbe essere pensata in modo che si possa adattare comodamente a tutte le necessità e alle varie fasi della vita di una persona, limitando il più possibile le barriere architettoniche.

Oggi, probabilmente, c’è una maggiore sensibilità verso i cosiddetti problemi legati all’accessibilità ma, certamente, solo pochi decenni fa, non ci si faceva caso, col risultato che anziani e persone con problemi di deambulazione finivano per essere segregati in una parte della casa e alle complete dipendenze di genitori, figli, fratelli, nipoti o amici. Basti pensare che la legge relativa alle agevolazioni fiscali per la ristrutturazione della casa per disabile risale solo al 1989 e che, vivendo in case progettate e costruite diversi decenni fa e, quindi di vecchia concezione, in caso di inabilità, temporanea o permanente che sia, quasi certamente la nostra casa avrà bisogno di opportune modifiche strutturale e/o di arredo.

Per fortuna, crescendo la sensibilità verso l’argomento, quando si parla di casa accessibile non si parla più di una casa-ospedale, in quanto abbiamo a disposizione soluzioni di design creative in grado di realizzare case comode e sicure ma anche molto belle.

In particolare si va diffondendo la cultura del design di ambienti e prodotti fruibili da tutti, con la più grande estensione possibile, senza bisogno di adattamenti o ausili speciali.

Questa visione progettuale fa riferimento all’Universal Design (Progettazione Universale), termine coniato nel 1985 dall’arch. Ronald L. Mace, professore della North Carolina State University, che, colpito da poliomielite, usava la sedia a rotelle e il respiratore.

Il principio alla base di questa  concezione progettuale è che non si devono realizzare prodotti ad hoc per persone con disabilità o con esigenze specifiche, ma prodotti utilizzabili dalla più ampia gamma di utenti possibili.

L’Universal Design, quindi, può essere definito una filosofia progettuale che risponde alle esigenze del maggior numero di persone possibile, indipendentemente da età, sesso, corporatura, abilità o disabilità, anche se non necessariamente di tutti, essendo queste esigenze molteplici e talvolta in contrasto tra loro e necessitando di un approccio valutativo.

Questo approccio diventa quindi fondamentale per il buon design: se un ambiente è accessibile, sicuro, comodo e piacevole da usare, chiunque può beneficiarne.

I sette principi che guidano la progettazione di spazi, prodotti e servizi secondo l’U.D. furono messi a punto nel 1997 da un gruppo di lavoro composto da crchitetti, ricercatori, designers e ingegneri guidati dallo stesso Mace.

In base ad essi, la progettazione di spazi, prodotti, servizi deve rispondere ai seguenti requisiti:

  • Equità: in poche parole, il progetto deve essere utile, fruibile, sicuro, attraente e commercializzabile per tutti gli utenti (Sicurezza e appeal)
  • Flessibilità: il progetto deve adattarsi a preferenze, metodi d’uso, abilità e andatura individuali e facilitare la precisione d’uso.
  • Semplicità: il prodotto o servizio progettato deve essere di facile utilizzo a prescindere da esperienza, conoscenze, capacità e concentrazione dell’utente.
  • Comprensibilità: l’informazione relativa deve essere comunicata in modo chiaro, leggibile e comprensibile da tutti.
  • Tolleranza degli errori: gli elementi di rischio legati ad eventi accidentali devono essere eliminati o ridotti al minimo.
  • Basso sforzo fisico: deve poter essere usato in modo efficace ed efficiente: minor sforzo fisico possibile e massima resa
  • Misure e spazi per l’usabilità: devono essere garantiti la giusta dimensione e il giusto spazio per l’utilizzo, indipendentemente dalle dimensioni del corpo, dalla postura o dalla mobilità.

Nella stessa filosofia progettuale si inserisce l’Universal Housing, che applica i concetti dell’U.D. nella progettazione di abitazioni cosiddette inclusive, che siano in grado di garantire la giusta accoglienza, sicurezza e gradevolezza lungo tutte le fasi della vita di una persona.

A completamento e sostegno di queste nuove filosofie di progettazione dei nostri spazi accorre la tecnologia con la domotica che consente di utilizzare elettrodomestici anche a distanza grazie a comandi vocali, battito di mani o tramite lo smartphone.

Nel terzo millennio, abbiamo quindi a disposizione tutte le informazioni e la tecnologia che ci consentono di avere una casa che sia al contempo accessibile, moderna, sicura e tecnologica, bella e accogliente senza rinunciare allo stile.