HDPE: RISCHIO O OPPORTUNITÀ?

Ormai superato il primo quarto del Ventunesimo Secolo viene spontaneo chiedersi se l’uomo si stia dimostrando all’altezza delle sfide che ha raccolto con l’inizio della quarta rivoluzione industriale – anche detta Industria 4.0 – e se ci siano ulteriori margini di miglioramento. Alla novità legata al boom dell’intelligenza artificiale si affiancano infatti numerose domande relative al futuro del nostro pianeta, soprattutto se si considera l’utilizzo di materiali in base al loro impatto sull’ambiente.

A questo proposito è opportuno ricordarsi dell’esistenza di diversi tipi di plastiche che ad oggi non sono sempre sicure. Sebbene attualmente oltre il 50% di esse in Italia venga riciclato con buona efficacia, non si deve sottovalutare il rischio legato al PET 1 – in altre parole il polimero più adoperato per l’imbottigliamento dell’acqua. Il polietilene tereftalato nello specifico dimostra notevoli limiti nel riutilizzo: queste bottiglie una volta svuotate devono essere smaltite.

Un tipo di plastica più rassicurante è invece l’ HDPE, acronimo di polietilene ad alta densità. Questo materiale ci riguarda da più vicino, dato che alcuni prodotti commercializzati da Bagno Italia nel settore dell’edilizia libera (le casette CDL-016/018/019) sono realizzati con questo polimero. Nonostante possa apparentemente sembrare una scelta impattante e contraria a una visione green di lungo periodo è doveroso ricordare come tale materiale offra in realtà certe garanzie rispetto ad altri (come il già citato PET1).

In primo luogo è necessario sottolineare che il polietilene ad alta densità non si degrada facilmente nell’ambiente, ma trattandosi di un bene durevole è estremamente vantaggioso all’interno di un giardino: chi di noi vorrebbe riporre gli attrezzi in una baracca pericolante? In effetti è proprio questo il punto di forza dell’ HDPE: essendo inerte – oltre che atossico – non rilascia microplastiche, quindi non teme la pioggia né gli acquazzoni improvvisi. Non a caso è ottimo anche per un uso alimentare in quanto molti dei contenitori ermetici presenti nelle nostre cucine sono costituiti da questo tipo di plastica.

Bisogna inoltre adottare una prospettiva di lungo periodo e sottolineare che la produzione di HDPE è strettamente connessa alla disponibilità di combustibili fossili che non sono rinnovabili: ciò significa nel giro di pochi decenni – o nel migliore dei casi alla fine del secolo corrente – le riserve oggi sfruttate saranno quasi del tutto esaurite e si dovrà optare per soluzioni diverse che in questa fase stanno prendendo piede sempre di più.

D’altronde la maggior parte delle casette del catalogo di Bagno Italia sono invece realizzate in legno, a dimostrazione della nostra capacità di leggere gli sviluppi futuri accettando compromessi necessari per la transizione ecologica.

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